… e anche quando non piove

la serena, lunedi’ 18 agosto 2008 – h 12.21

non e’ brutto essere stranieri, piuttosto e’ molto difficile.
c’e’ innanzitutto una questione di diversita’, che passeggiando per le strade delle citta’ cilene zainoni in spalla diventa subito evidente e quasi difficile da condurre.
perche’ e’ una diversita’ che si traduce, nel nostro sentire, in un senso di superiorita’ percepito: non e’ lo straniero che arriva e chiede accoglienza perche’ si trova in una situazione di necessita’, ma piuttosto lo straniero che viene e “non deve chiedere”…
difficile, da questo punto di vista (che mi rendo conto possa essere piu’ percepito da noi che dagli autoctoni), cercare di essere “integrati”, voler provare a vivere la vita comune, anche solo nella scelta dei bar e dei ristoranti, o delle sistemazioni per la notte…

capita allora di passeggiare per valparaiso, cercare di mimetizzarci tra la gente al mercato, fermarci di fronte all’oratorio don bosco ad assistere ai giochi della festa finale del locale “grest”, finalmente confortati da un sole che scalda corpo, occhi e cuore. l’oceano e’ li’ di fronte a noi, irrangiungibile pero’ perche’ al di la’ della metro e del porto, ma c’e’ e un poco ci allarga il respirare.

la ricerca di un cafe’ dove prendere un aperitivo in attesa della cena (e provare finalmente questo famoso pisco sour!) si ferma davanti al bar “la cooperativa”, ma tra noi e l’ingresso c’e’ questa cortina da superare, la sensazione di essere stranieri e di invadere con la nostra “superiore diversita’” un luogo autoctono, frequantato da alcuni giovani e lavoratori alla fine della giornata.
passare la soglia del bar e’ stato come superare un gradino ideale, fare un passo lungo per lasciarci dietro ogni pregiudizio… e una volta dentro sentirsi finalmente “normali”, non piu’ stranieri, e non piu’ diversi di quanto sia stata diversa l’una dall’altra ogni persona che stava dentro il cafe’ in quel momento.
e’ forse allora una corazza, una pellicola che ci avvolge, forse per istinto protettivo, forse solo per pensieri e schemi prefissati, e che blocca noi e non tanto gli indigeni.
e’ stato allora forse naturale finire la serata in un circolo di ex sergenti di marina, accettare di mangiare l’unico piatto disponibile senza neanche chiederci cosa fosse e sentirci forse un poco meno stranieri ed un poco piu’ cileni…

anche se “sentirsi cileni” non l’abbiamo ancora capito cosa voglia dire.
i cileni incontrati in questi primi giorni ci danno l’idea di un popolo riservato, poco espansivo… “attendista”. non e’ facile individuarne le caratteristiche, studiarne le personalita’, neppure dal punto di vista fisionomico. in argentina sembrava piu’ semplice, distinguere a prima vista volti di discendenti europei da tratti invece chiaramenti indigeni e indios. in cile, invece, si hanno tantissime sfumature differenti, da tratti occidentali a tratti…. orientali, qualcuno potresti scambiarlo per cinese (laura ipotizza una possibile relazione tra cile e cina in epoca precolombiana, data la relativa vicinanza tra i due lati dei rispettivi continenti…).

capita allora di studiarne i lineamenti sul bus che ci porta poi da valparaiso a los vilos, osservarne i comportamenti, con occhio critico ma non pregiudizievole.

e arrivare a questo villaggio di pescatori e sentire finalmente l’oceano penetrare nei polmoni e riempire il nostro respiro, colorare le iridi dei nostri occhi di sfumature dolci e senza fine (cosi’ come i suoi pesci cucinati nel ristorante di fronte al mare dare gusto e senso ai nostri palati e stomaci).

ma e’ solo una toccata e fuga, anche se sarebbe il posto ideale per passare alcuni giorni di completa tranquillita’.

altre tre ore di pullman ci portano a la serena, la citta’ piu grande del nord, ultima tappa prima di salire verso le ande e il deserto di atacama.
tre ore di baie e scogli scoscesi sull’acqua, contorni irregolari a tratteggiare confini di un mondo nuovo e tutto da scoprire.

peccato che poi la pioggia a la serena sia capace di far cambiare l’aggettivo di questa citta’, che ci appare grigia e un poco cupa nella passeggiata serale, riscaldata da un’ottima zuppa di gallina (e a questo punto non possiamo piu’ avere dubbi sulla nostra meteoropatia, che si manifesta solo in terra straniera… di solito infatti pioggia, vento e freddo ci mettono di buon umore!).

tutt’altro effetto la serena stamattina, in questa giornata di relax prima di prendere il pullman che domattina ci lascera’ a san pedro de atacama: la luce ed il sole delineano nuovi contorni e nuovi colori e fanno crescere l’appetito che a breve cercheremo di soddisfare…

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