bandiera nera sulla luna

sedici ore di pullman e una notte nera.
e poi cambia tutto.
lasciata la serena e il mare alle spalle, sedici ore dopo siamo in mezzo al deserto: san pedro de atacama.
non piu’ mare, ma il deserto a dare il respiro di infinito, a 2440 metri di altitudine.
non piu’ cittadine piu’ o meno moderne, ma una grande purmamarca argentina, a meta’ tra il villaggio turistico ed il desiderio di preservare il contesto locale originario (il risultato, ovviamente, raggiunto a meta’).
turisti tanti, mai ne avevamo incontrati cosi’ tanti durante tutti i giorni precedenti come al primo giro per le vie del centro. italiani tanti, riconoscibili di primo acchito piu’ che per la lingua per lo sbraitare e il lamentarsi : )
ieri giornata intera di acclimatamento, per adattarci all’altitudine: trovata la sistemazione notturna, siesta, visita alla graziosa chiesa locale e in giro a curiosare per le vie di san pedro.
particolare interessante delle vie sono le bandiere nere poste a sventolare sopra l’insegna di quasi tutte le locande, negozi e ristoranti: da una prima impressione un poco macabra, la spiegazione dataci rivela invece una lotta che merita attenzione e interesse. la comunita’ locale vuole evidenziare con questo segno la protesta contro il progetto avanzato di trarre energia dai geyser del tatio (a 3 ore da ssan pedro), progetto che deturperebbe in modo irreversibile il paesaggio ed il fenomeno naturale dei geyser. la contesa andrebbe approfondita e capita meglio, ma questo movimento locale e la sua esposizione nelle vie di san pedro sembrano di per se’ gia’ una nota positiva…
e per finire la giornata, il programma dei nostri spostamenti futuri: il giorno successivo (oggi) libero per un giro in bicicletta alla valle della luna, domani tour di tutto il giorno al salar di atacama e dopodomani si riparte, un tour di tre giorni ci portera’ in bolivia, a uyuni.
il giro in bicicletta di oggi alla valle della luna ci ha dato alcune certezze: non bastano le vasche soncinesi nelle sere d’estate per essere preparati e provetti ciclisti nel deserto; che affrontare, di conseguenza, una salita a piedi con la bicicletta in mano puo’ essere visto come la capacita’ di riconoscere i propri limiti, accettarli e affrontarli in altro modo (ci vuole spirito d’inventiva quando a trent’anni pure una gita in bicicletta puo’ stroncarti… vabbe’ nel deserto, vabbe’ a 2400 metri, vabbe’…).
per il resto, il buon detto “fare deserto” vale anche qui in cile: grazie alla fortuna di aver scelto un’orario con pochi altri visitatori, gli unici rumori che possiamo sentire nella valle della luna e’ lo scricchiolio delle rocce (vero!), il fischio del vento nella nostra bottiglia di acqua e la sensazione di questa immensita’ che si fa sentire, quasi ti schiaccia, ma senza annullarti, anzi ti rende partecipe e non solo spettatore in questo scenario in cui la mano dell’uomo ha fatto (per fortuna) ben poco, e le gole, le rocce, i mille colori delle stratificazioni geologiche, le dolci dune di sabbia sono opera paziente degli effetti della natura.
e ti stupisce come l’uomo possa sopravvivere, adattandosi a quasi ogni contesto, come il deserto. e non lo diciamo tanto per san pedro, dove il turismo ha il suo buon gioco, ma per tutti i villaggetti e le case incontrate durante il viaggio. una capacita’ di adattamento che ha portato l’uomo, da secoli, a entrare in simbiosi con la natura, a saperne cogliere quanto in grado di donare senza sopraffarla… e ti stupisce ancora di piu’ e piu’ ancora ti fa arrabbiare quanto questa capacita’ abbia lasciato il posto al senso di superiorita’, alla sopraffazione, allo sfruttamento.
stiamo correndo a grande velocita’, i paraocchi ci fanno vedere solo quanto vogliamo vedere e non ci accorgiamo di stare calpestando il bordo del precipizio.
per questo, una piccola bandiera nera la appendiamo anche noi oggi al vento dell’indifferenza e del buon consiglio.
basta saper ascoltare, e volere vedere.

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1 Comment

  1. miei cari, con grnade sorpresa e gioia ho trovato la vostra mail che mi ha aperto un mondo..è incredibile come siate così lontani, ma così vicini…leggere uno scritto di alberto è come immergersi in uno splendido libro..fa venire la pelle d’oca…le tue foto, laura, sono sempre le migliori!così intense..mamma che paesaggi!!
    grazie di avermi avvisato prima della vostra partenza, purtroppo ci simo persi di vista (e di telefono) in questi ultimi mesi, ma so che l’amicizia va oltre..ecco..è la prima volta che uso una cosa del genere..quindi perdonatemi se sono stata prolissa e se ho fatto un uso improprio del mezzo 😉

    buon viaggio, riempite occhi, orecchie, cuore.. di immagini, suoni, emozioni..tutte da raccontare.. a presto
    laura

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